Puntata Speciale – Sciopero Generale per la Palestina

  • By Anna Silvestri
  • Aired on 22 Settembre 2025
  • 40 mins 19s
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Puntata Speciale - Sciopero Generale per la Palestina
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Oggi, Lunedì 22 Settembre, in occasione dello Sciopero Generale indetto per la Palestina, il programma GoodMorning Milano si è trasformato in GoodMorning Gaza. A nostro modo, abbiamo deciso di scioperare mandando in onda solo musica palestinese.

Per approfondire il tema e dare uno sguardo più glocbale sul mondo e su come reagisce al Massacro in atto a Gaza, ci siamo collegati con Alessandro Ghidini di AEdicola Lambrate: da via Conte Rosso.
Da oggi qualche Paese Occidentale ha iniziato a riconoscere la Palestina come Stato. Per alcuni è una decisione simbolica: una reazione ai massacri continui di Israele; per altri ci sono invece ragioni non solo diplomatiche, ma anche riguardanti la politica interna. Una cosa è però evidente: tutti vediamo quello che succede, eppure nulla sta cambiando.

Ascolta qui sopra l’intervento di Alessandro Ghidini di AEdicola Lambrate

Durante questa ora di trasmissione abbiamo quindi deciso di trasmettere solo musica palestinese di artisti palestinesi, come ad esempio: “From the river to the see, Palestine will be free” che è un brano pubblicato nel 2023 e firmato dal producer e rapper Rachad. Dura poco più di un minuto ed è costruito come un autentico canto di protesta. La base è un beat hip-hop che accompagna la ripetizione di una frase – il titolo – diventata emblematica delle manifestazioni pro-palestinesi: lo slogan che dà titolo al brano si riferisce all’area geografica compresa tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo. La canzone è per molti un richiamo alla libertà e ai diritti della popolazione palestinese.
A seguire, i DAM. Nascono a Lod, in provincia di Tel Aviv ala fine degli anni ’90. Affiancati dalla cantante Maysa Daw sono tra i pionieri del rap palestinese. Il loro linguaggio è diretto e politico: si contraddistinguono per fare della loro musica, vero e proprio attivismo. Cantano di identità, discriminazione e vita quotidiana sotto occupazione, oltre che del ruolo delle donne.
Una giovane cantante che abbiamo ascoltato è Rasha Nahas: ha iniziato con la chitarra classica per poi passare ad un rock ibrido che mescola elettronica, folk e teatro musicale. Nei suoi brani alterna l’inglese all’arabo, raccontando il senso di appartenenza e la vita in diaspora: storie di città e di deserti, di passato e presente. Rasha suona in spazi indipendenti, ma anche su palchi europei e sudamericani, collaborando con progetti teatrali e di danza. La sua musica è una sintesi di identità: donna, palestinese con cittadinanza israeliana, artista della diaspora. Un racconto intimo che supera le barriere linguistiche e politiche. Tra gli altri poi, abbiamo ascoltato Terez Sliman, cantautrice palestinese nata e cresciuta a Haifa. Ha una formazione musicale completa, con studi in musicoterapia e pedagogia e da anni porta la
sua voce sui palchi di Medio Oriente, Europa e Nord Africa. Il suo genere musicale intreccia folk, indie e sonorità arabe, con testi che parlano di bellezza, desiderio, appartenenza e resistenza. Canta di corpo e libertà, ma anche di identità collettiva, mescolando liriche intime e impegno sociale. Terez usa la voce come strumento di introspezione e come gesto politico: un canto che diventa respiro condiviso.

Lo speciale di oggi non vuole prendere in alcun modo le parti di un fazione, ma ha uno scopo più profondo: non distogliere lo sguardo dalla strage di massa in corso e stare dalla parte dell’umanità. Questa non deve essere dimenticata ed è compito di tutti portarla alla salvezza.

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