E come ogni venerdì… Thank’s God it’s Friday! Nella giornata di ieri alle 18.00 è iniziato il corteo: da Piazzale Loreto verso il Duomo di Milano oltre 20 mila persone presenti per manifestare contro il blocco di Israele operato sulle imbarcazioni della Flotilla che erano dirette verso la striscia di Gaza per portare aiuti civili e umanitari. Le azioni non si fermano qui. C’è ancora bisogno di farsi sentire, perciò proprio oggi è stato indetto uno sciopero generale e Milano ne è ancora una volta protagonista: dalle 9.00 la Cgil afferma: “Siamo 100 mila”.
Anche tutti i servizi pubblici tra cui scuola, ospedali, uffici potrebbero registrare disagi. Soprattutto i trasporti: tram, metropolitane, autobus e con i treni che già dalle 21 di ieri sera subiscono cancellazioni, e variazioni, nonostante le fasce di garanzia, dalle ore 6:00 alle ore 9:00 e dalle ore 18:00 alle ore 21:00. Le ragioni dello sciopero hanno generato non poche critiche, da alcuni è stato definito illegittimo, da altri un generatore di caos che impedisce ad ogni cittadino di effettuare spostamenti, spesso per ragioni lavorative. Ad ogni modo chi sciopera lo fa anche per questo: non è obbligato e rinuncia al proprio stipendio per una causa importante e Maurizio Landini – leader della Cgil – sottolinea anzi che si dovrebbe portare estremo rispetto nei confronti di chi fa sciopero, in quanto ad essere messi in discussione sono “i valori della democrazia, della solidarietà, del diritto di vivere delle persone in pace”.
In collegamento telefonico l’avvocato Giovanni Mota, Presidente dell’Associazione “Accorgersi” e titolare dello sportello “Attenzione ai diritti” ha voluto fare qualche passo indietro partendo dalla domanda: “Che cosa sta succedendo a Gaza, dal 2023?”. La risposta è che da allora è in atto uno sterminio e un genocidio. Ma perché lo chiamiamo genocidio? Mota cita la convenzione del 1948, la quale dichiara che il genocidio è uno qualsiasi dei seguenti atti commessi con l’intento di distruggere del tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale, o religioso in quanto tale, uccidendo i membri del gruppo, provocando danni gravi fisici o mentali ai membri del gruppo, trasferire con forza bambini da un gruppo ad un altro. Ad oggi ormai non ci scandalizziamo quasi più nel pronunciare la parola genocidio in quanto non è il primo verificatosi nella storia e l’avvocato Giovanni Mota ricorda ad esempio il massacro della popolazione musulmana del 1995 nella guerra dell’ex Jugoslavia, che è stato a tutti gli effetti un genocidio, un’autentica strage, per non parlare del triste aprile 1994 in Rwanda.
In merito alla Flotilla, Mota ha commentato quanto è stato detto circa le azioni di tale iniziativa umanitaria, definendo la citata possibilità di Israele di poter dichiarare guerra allo stato italiano, decisamente oltre ogni fantasia. Si è parlato anche della conferenza di Sanremo e del Manuale di diritto marittimo, entrambi a sostegno della legittimità dell’intervento di Israele contro la Flotilla per Gaza, anche se persistono questioni irrisolte da anni, tra le quali non manca la compatibilità del blocco navale imposto da Israele con le regole del diritto internazionale. Ciò che resta è la certezza di questo eterno conflitto nella striscia palestinese tra diritto e umanità.
Ieri sera a MIlano, davanti all’ospedale San Carlo c’è stato un presidio dove sono stati letti 1676 nomi – 100 per ogni regione – degli operatori sanitari morti nella striscia di Gaza. Tra gli organizzatori di questo raduno, la dottoressa Annalisa Gagliano che a tal proposito si è collegata con noi per raccontarci come è nata questa idea. Si tratta di un flash mob organizzato da un coordinamento nazionale e regionale di colleghi che da agosto 2025 organizza iniziative negli ospedali per denunciare quella che è la situazione sanitaria a gaza e proprio ieri si è voluto celebrare lo sforzo e l’impegno dei colleghi che sono stati vittime del genocidio proprio come i cittadini palestinesi. Perché proprio ieri? Perché il giorno prima, come era stato annunciato, medici senza frontiere e croce rossa italiana e internazionale hanno lasciato la striscia di Gaza. La dottoressa Annalisa Gagliano sottolinea che l’obiettivo di tale flash mob era appunto quello di ricordare e onorare la memoria di medici e infermieri e supportare il popolo palestinese e l’impresa parzialmente riuscita della Global Sumud Flotilla. È un dovere difendere i diritti dell’uomo, tra cui quello fondamentale della salute.
Occorre avere speranza e non smettere di credere che dalle proteste possano nascere rivoluzioni e cambiamenti concreti.
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